Questa stanza non poteva chiamarsi diversamente perché realmente si tratta del frantoio, è qui che dal 1729 (come leggiamo
scolpito su una pietra) i ''contadini del prete'', cioè i contadini che lavoravano le terre di proprietà della Chiesa, portavano e
frangevano le olive raccolte nei propri poderi. In queste terre la coltivazione dell'olivo ha origini molto antiche ma la produzione di
olio di oliva subì un sostanziale impulso nel corso del XVIII sec., quando le fasce collinari furono terrazzate e destinate a questa
specifica coltivazione.
Tornando alla sala del frantoio è doveroso ricordare che l'idea di istituire un museo per la salvaguardia e la valorizzazione delle
tradizioni contadine nacque proprio da qui.
Oltre alla stupenda macina in pietra, che rappresenta un po' il simbolo di questa struttura, nella sala sono conservati
moltissimi utensili ed attrezzi una volta utilizzati sia per la coltivazione delle piante di olivo che per la produzione dell'olio.
Addossato alla parete di fondo si trova ancora il torchio che veniva azionato manualmente da quattro persone attraverso una
lunga staffa (il bindolo); adiacente al torchio si trova una fossa, detta buca dell'infernaccio, dove veniva raccolta una miscela
composta da acqua calda ed olio derivante dalla torchiatura degli ''stiancini'' a sacco contenenti la pasta di olive macinate. Il
processo di produzione dell'olio prevedeva varie fasi: prima di tutto le olive venivano macinate dalla grande macina di pietra. La
pasta di olive così ottenuta era disposta sugli stiancini che, impilati l'uno sull'altro nella pressa, o torchio, erano pressati. Il
liquido derivante da questa operazione cadeva nel tinaccio. Questo era un contenitore con il tubo che permetteva di separare
l'olio dall'acqua. L'acqua, una parte di olio e residui cadevano nell'infernaccio dando il cosiddetto ''olio d'inferno''.
La grande macina in pietra era azionata da un bove che, giorno e notte, girava intorno alla vasca in pietra fino a quando non era
stata completata la spremitura delle olive raccolte.
L'olio veniva versato in grandi conche di terracotta e per decantazione, attraverso una serie di travasi, veniva depurato fino ad
ottenere il prodotto finale dal tipico colore verdastro che veniva quindi versato nell'orcio.
Una nota a parte merita il ''guadagnolo'', contenitore in terracotta dalla bocca trilobata, dove il frantoiano faceva scolare tutti gli
utensili utilizzati per i vari travasi dell'olio. Per tradizione consolidata nel mondo contadino l'olio raccolto con questo sistema
rappresentava il guadagno extra del frantoiano.
La peculiarità di questa sala stà nel fatto che riesce a documentare con dovizia di particolari l'antica lavorazione dell'olio, in un
ambiente che nel corso dei secoli ha conservato le sue caratteristiche originali. Potremmo dire che non manca proprio niente
per raccontare il lavoro sapiente ed esperto del contadino attorno alla pianta di olivo, simbolo di pace e di prosperità in tutto il
bacino del Mediterraneo.