La collezione che vediamo esposta in questo ambiente risale agli inizi del 1900 quando il figlio di una maestra, seguito con
pazienza dalla madre, iniziò una raccolta botanica con essenze curative, così riconosciute dalla scienza dell'epoca o dall'arcaica
saggezza contadina. Il giovane botanico raccolse molti tipi di erbe, le essiccò e le fissò su fogli da disegno, integrandoli con
descrizioni ed altre utili indicazioni. Le piante furono divise in base alle zone di produzione ed alle proprietà terapeutiche.
Seguendo questo criterio furono realizzate oltre cento schede che oggi costituiscono una sezione importante del museo della
civiltà contadina.
Questa notevole raccolta botanica negli anni passati rischiò di andare distrutta perchè ritenuta di nessun
valore. Salvata dalla moglie del Direttore quand'era bambina e donata al Museo prima di morire oggi è andata a
costituire un importante documento storico. Al di là dello sfruttamento "industriale", già in
essere agli inizi del XX secolo, l'uso delle erbe per scopi medicinali affonda le radici fino agli albori della civiltà rurale. Accadeva di
sovente, nelle famiglie contadine dei villaggi più isolati, che si ricorresse all'uso di erbe curative sia per gli umani che per le
bestie. Le arcaiche conoscenze, tramandate da una lunga tradizione orale che veniva perpetuata da padre a figlio, si
mischiavano anche con diffuse credenze popolari. Poteva quindi capitare di vedere "stregoni" o "guaritori" aggirarsi per i mercati
e per le campagne prescrivendo complesse tisane ed enigmatiche pozioni. Al di là dei possibili abusi della credulità popolare
rimane fermo il fatto che, scorrendo le schede esposte in questa sala, si possono scoprire erbe comunemente diffuse nei boschi
e nelle campagne della zona che, se raccolte al momento giusto, hanno delle buone proprietà terapeutiche. Nel corso di un
secolo la scienza ha fatto passi da gigante, sfatando credenze e trovando rimedi ben più efficaci, senza però cancellare il
fascino e l'importanza antropologica di questi documenti di cento anni fa. Fra le piante esposte troviamo la camomilla dalle
notissime proprietà antinfiammatorie, la felce oggi usata quasi esclusivamente per ornamento, ed ancora l'ortica. Accanto a
queste riconosciamo i cosiddetti "aromi" della cucina come l'aglio, il rosmarino ed il finocchio selvatico. Ci sono piante delle
quali ai più sono sconosciute le proprietà terapeutiche, come ad esempio il papavero, la gramigna e la menta. Troviamo anche il
pino e la quercia, non poteva mancare l'olivo, con il disegno del prezioso frutto, il noce ed il castagno, tanto importanti per
l'alimentazione del contadino. Naturalmente un osservatore esperto potrà trovare molte altre essenze a lui familiari.