In questa sala, riallestita nel 2010, sono raccolti alcuni interessanti oggetti che riguardano l'attività della caccia e della produzione del miele.
La caccia era una risorsa alimentare straordinaria perché la carne sulla tavola era per la famiglia contadina una vera eccezione, che si poteva mangiare solo la Domenica o nelle Feste Comandate: la selvaggina costituiva dunque una integrazione molto importante.
In molti casi però la caccia riguardava gli animali da pelliccia che venivano venduti per ricavarne un po' di moneta contante che sempre scarseggiava in una economia basata sul capitale fondiario e sull'autoconsumo.
Nella sala si possono notare allora diversi tipi di trappole, diverse a seconda che fossero destinate a scoiattoli, donnole, faine oppure all'ambitissima volpe dalla ricercata pelliccia.
In alto troneggia il "diavolaccio", una trappola per catturare gli uccelli basata sul fatto che questi rimanevano appiccicati alla pece ("paina") di cui era cosparso: gli uccelli catturati servivano a cucinare il famoso "arrosto girato", una vera prelibatezza per la famiglia contadina.