Per accedere al museo occorre attraversare un bel cortile delimitato su di un lato dal muro perimetrale della pieve e su due lati
da un bel chiostro del XVIII secolo. Quello che una volta era il centro vitale della fattoria pievana è stato oggi trasformato in una
appendice museale a cielo aperto. Il museo della Civiltà Contadina inizia proprio da questo suggestivo scenario che precede le
sale espositive vere e proprie. Grandi ruote in legno rivestite da un battistrada metallico, appartenute a corri o barocci,
testimoniano dell'abilità dei fabbri carrai, artigiani legati al mondo contadino. Qui troviamo anche una macina in pietra,
l'abbeveratoio ed il pozzo: tutti elementi che ci proiettano in un'altra dimensione ed in un'altra epoca storica quando il tempo era
scandito dal ritmo delle stagioni e quando ogni oggetto era funzionale alle necessità delle famiglie rurali. Il cortile, così come
accadeva per l'aia delle fattorie più isolate, era il centro d'incontro per i contadini che lavoravano i terreni di proprietà della pieve.
La raccolta del grano, dell'uva e delle olive erano le principali occasioni d'incontro per la gente che traeva il proprio
sostentamento dal lavoro dei campi. In questi momenti si tiravano le somme di un anno di duro lavoro e si ricevevano le quote di
vino, olio o grano che ovviamente oscillavano in base all'abbondanza dei raccolti. Nel nostro caso il cortile svolgeva anche
un'altra importante funzione strategica: l'acqua raccolta nella cisterna sottostante il piano di calpestio costituiva una preziosa
riserva idrica per il sostentamento umano e degli animali della fattoria.
Queste le premesse che ci porteranno adesso a scoprire gli aspetti più interessanti delle tradizioni e della storia rurale. Una
storia tramandata dagli strumenti di lavoro e dagli oggetti quotidiani che ci fanno comprendere quanto fosse difficile la vita nei
campi prima che le grandi innovazioni tecnologiche modificassero il modo di fare agricoltura.