Museo della Civiltà Contadina e Pieve di S. Romolo a Gaville
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Autumnia 2010

La tradizione dell'Agrume in conca in Toscana

Programma della 2° domenica di maggio - Cenni storici e geopolitici - La sagra - La coltivazione in vaso - Come raggiungere Gaville - Organizzazione e informazioni

La prima notizia sulla presenza di agrumi in Toscana risale al 1544 quando, per volere di Cosimo I dei Medici, nella villa di Castello, venne iniziata la coltivazione dei limoni dolci; l'agrumicoltura quindi fu patrimonio esclusivo dei Granduchi e delle famiglie gentilizie del tempo, che disponevano di un assortimento varietale particolarmente ampio.
A Boboli e in molte altre ville, lussureggianti spalliere di cedri e di melangoli abbellivano muri ed edifici, mentre vasi e conche di aranci, limoni, cedri, chinotti e bergamotti si alternavano stagionalmente fra il chiuso delle arancere e delle limonaie e la pien'aria delle logge e dei giardini.
Festa dei Limoni: una pianta.I frutti venivano utilizzati per gli addobbi interni, in occasione di feste e banchetti. Più secondario era all'epoca l'interesse alimentare della coltura, il cui prodotto era spesso apprezzato più per le sue proprietà terapeutiche, cosmetiche e per la curiosità del suo aspetto, che per l'aroma o il sapore, frequentemente scarsi o addirittura sgradevoli.
Purtroppo, però, l'identità delle piante di arancio, limone, cedro, chinotto ed altri agrumi allevate in conche che talvolta ancora recano il sigillo mediceo, certa all'epoca dell'ultimo censimento del 1937, si è del tutto persa a causa prima degli eventi bellici e poi dell'alluvione del 1966. La collezione superstite, nonostante l'attuale suo anonimato, costituisce comunque un germoplasma prezioso che merita di essere valorizzato. Molto difficile è oggi riconoscere i soggetti che compongono tale assortimento.
Un riscontro potrebbe invece essere intrapreso nella collezione che fortunosamente è sopravvissuta alle vicissitudini ed alle insidie del tempo nei giardini di Boboli (Palazzo Pitti), della Villa di Castello e delle altre ville medicee del circondario di Firenze. In questo senso le raffigurazioni del Bimbi e le annotazioni bibliografiche del suo tempo hanno offerto un prezioso supporto al tentativo di ricognizione varietale da parte dei curatori della conservazione del materiale vegetale, perlomeno a livello di "varietà" di agrume.
Un ulteriore contributo per la identificazione di questo particolare germoplasma è stato offerto da moderne tecniche biochimiche (isoenzimi) e molecolari (RAPIDs) che hanno consentito a buona parte del materiale ritenuto più interessante, conservato in Boboli e Castello, una collocazione in 36 raggruppamenti, alcuni dei quali costituiti da ibridi naturali assolutamente originali.

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